Libellula's profile"Scendi in fretta, perch...PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    Arrivederci :)


    Come prennunciato già da tempo, questo Blog termina di essere aggiornato per dolci motivi :)
    C’è comunque all’interno tanto, tanto materiale..! Io spero che continui ad illuminare questo mondo tanto buio e confuso, affinchè la carezza e la consolazione del Nazareno raggiunga tutti gli uomini, anche da uno schermo fatto di pixel.
    Che tutte le nostre ferite umane siano raggiunte dai luminosi balsami dello Spirito Santo, così che sperimentiamo nel nostro profondo la Redenzione, per rinascere liberi, figli del Signore degli Eserciti!

    Scenda la pace del Risorto su tutto il mondo, insieme al Fuoco che tanto desiderò portare sulla terra! Il Cristianesimo è FUOCO, fuoco d’Amore e di libertà!

    Vi chiedo perdono se in qualche modo vi ho dato dispiacere: non c’era intenzione.

    PACE!

    Irene&Lui

    Ritagli dal ‘Diario’ di S. Faustina Kowalska –294-

    S. Beatrice de Silva Meneses 7 

     

     

     

    Ritagli dal ‘Diario’ di S. Faustina Kowalska –294-

    Quando presi in mano «Il Messaggero del Sacro Cuore» e lessi la notizia della canonizzazione di Sant'Andrea Bobola, all'improvviso la mia anima fu invasa da un desiderio così grande che scoppiai a piangere come una bambina, perché da noi non c'era una santa; dissi al Signore: «Conosco la Tua generosità, ma sembra che Tu sia meno generoso con noi». E proruppi nuovamente in pianto come una bambina. E Gesù mi disse: «Non piangere, tu lo sei». Allora la mia anima venne inondata dalla luce divina e mi fu fatto conoscere quanto dovrò soffrire e dissi al Signore: «Come avverrà questo, dato che Tu mi hai parlato di un'altra congregazione?». Ed il Signore mi rispose: «Non è affar tuo sapere come ciò avverrà, tu devi solo essere fedele alla Mia grazia, fare sempre ciò che è in tuo potere e che ti è permesso dall'obbedienza».

    E’ vero che spesso Dio non permette che i malefici abbiano effetto?

     

    Risposta del sacerdote

    Carissimo Teo,
    1. mi porti a parlare di un argomento scottante e circa il quale devo subito dire che alcuni sono portati a vedere il maleficio dappertutto, soprattutto se capita una disgrazia dietro l’altra. Per contro, alcuni dicono che queste cose non esistono. Ti porto allora il pensiero più sicuro in materia.

    2. Per maleficio si intende il nuocere ad altri attraverso l’intervento del demonio. Scrive G. Amorth: “Può essere attuato in tanti modi diversi: legatura, malocchio, maledizione... Ma diciamo subito che il modo più usato è satan6280~Conflitto-spirituale-Postersquello della fattura; e aggiungiamo anche che la fattura è la causa più frequente che noi riscontriamo in coloro che sono colpiti dalla possessione o da altri disturbi malefici” (G. Amorth, Un esorcista racconta, p. 62).
    “Il nome deriva dal fare o confezionare un oggetto, formato col materiale più strano e più vario, che ha un valore quasi simbolico: è un segno sensibile della volontà di nuocere ed è un mezzo offerto a Satana perché vi imprima la sua forza malefica” (Ib., p. 159).
    C. Balducci ne porta la ragione: “Come Dio ha voluto legare la distribuzione della grazia e quindi della nostra salvezza a dei segni sensibili, i sacramenti, così il demonio, scimmiottatore della divinità, fa dipendere da determinati elementi sensibili il suo intervento per la rovina dell’uomo” (C. Balducci, Il diavolo, p. 312).

    3. Scrive ancora G. Amorth: “A seconda dello scopo che si prefigge, il maleficio può acquistare varie denominazioni. Può essere di divisione se è diretto a far sì che due sposi, due fidanzati, due amici si separino (...). Può essere di innamoramento, se è diretto a far sì che due si sposino (...). Altri malefici sono per la malattia, ossia perché la persona designata sia sempre malata; altri sono per la distruzione (i cosiddetti malefici a morte)” (G. Amorth, Op. cit., pp. 164-165).

    4. “Spesso i malefici non raggiungono il loro scopo per vari motivi: perché Dio non lo permette; perché la persona colpita è ben protetta da una vita di preghiera e di unione con Dio; perché molti fattucchieri sono inabili, quando non sono dei semplici imbroglioni; perché il demonio stesso, mentitore fin dal principio (come lo bolla il vangelo), inganna i suoi stessi seguaci” (Ib., p. 163).

    5. G. Amorth poi si pone più o meno la tua stessa domanda: perché Dio permette che uno possa nuocere ad un altro? “Qualcuno si meraviglia come mai Iddio possa permettere queste cose. Dio ci ha creati liberi e non rinnega mai le sue creature, neppure le più perverse; poi alla fine tira le somme e dà a ciascuno quello che ha meritato, perché ognuno sarà giudicato secondo le sue opere. Intanto possiamo usare bene della nostra libertà e ne abbiamo merito; possiamo usarne male e ne abbiamo colpa. Possiamo aiutare gli altri e possiamo danneggiarli con tantissime forme di sopraffazione. Per citare una delle più gravi: posso pagare un killer perché uccida una persona; Dio non è tenuto ad impedirlo. Così posso pagare un mago, uno stregone, perché faccia un maleficio contro una persona; pure in questo caso Dio non è tenuto ad impedirlo anche se, di fatto, molte volte lo impedisce (G. Amorth, Un esorcista racconta, p. 63).

    6. La S. Scrittura, già nell’Antico Testamento, proibisce decisamente le pratiche di magia, in cui vede un rinnegare Dio per darsi al demonio. Si legge: “Non imparerai a commettere le cose abominevoli delle nazioni. Non si troverà presso di te chi... pratichi la divinazione, il sortilegio, l’augurio, la magia, chi pratichi incantesimi, chi consulti gli spettri o l’indovino, chi interroghi i morti (sedute spiritiche). Perché è in abominio a Dio chi compie tali cose (Dt 18,10-12); “Non rivolgetevi agli spettri, ai maghi, rendendovi impuri con essi. Io sono il Signore vostro Dio” (Lv 19,31); “Un uomo o una donna che sia negromante o indovino tra voi sia messo a morte: li lapiderete. Il loro sangue ricada su di loro” (Lv 20,26-27); “Non lascerai vivere la maga” (Es 22,17). S. Paolo cataloga tra le opere della carne, che escludono dal regno di Dio, anche la stregoneria (Gal 5,20-21). S. Giorgio 12

    7. Il Catechismo della Chiesa Cattolica condanna la magia in tutte le sue forme: “Tutte le pratiche di magia e stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo - fosse anche per procurargli la salute - sono gravemente contrarie alla virtù di religione. Tali pratiche sono ancor più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all’intervento dei demoni. Anche portare amuleti è biasimevole. Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né l’invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento della credulità altrui” (CCC 2117). La conferenza episcopale campana, oltre a dire che si tratta di “peccato grave, anche se talvolta possono intervenire fattori soggettivi che attenuano la responsabilità delle persone” (Conferenza episcopale campana, “Io sono il Signore, vostro Dio”, n. 25).

    8. Non è lecito ricorrere al maleficio neanche per farsi togliere l’eventuale maleficio di cui si pensa di essere afflitti. Si tratta sempre di venire in contatto con pratiche riprovate da Dio e dalla Chiesa e di riconoscere dipendenza - almeno implicitamente - dal diavolo. E questo è contrario al primo comandamento: “Non avrai altro Dio fuori di me”. La conferenza episcopale toscana parla di “colpa gravissima” per la magia e di un “agire gravemente peccaminoso” per il maleficio (Conferenza episcopale toscana, Magia e demonologia, 15.4.1994, nn. 12-13).

    9. Nonostante la reale possibilità del maleficio, Dio ci comanda di non aver alcuna paura. Anzi ci offre un utilissimo avvertimento: Sottomettevi a Dio, resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi(Gc 4,7). Sarebbe un gravissimo errore vivere col timore degli influssi del demonio. Sottomettevi a Dio, resistete al diavolo è la stessa cosa che vivere in grazia, la quale (grazia) è uno scudo, una corazza, una difesa come ricorda il salmo 90. Per essere difesi e immunizzati da ogni cattiveria umana è indispensabile dunque la vita di grazia, di preghiera e di penitenza, e l’uso dei sacramentali. A questo punto sarà il demonio ad aver paura di noi, come ci ha garantito San Giacomo. Scrive G. Amorth: “Abbiamo la grazia di Cristo, che ha sconfitto Satana con la sua croce; abbiamo l’intercessione di Maria SS., nemica di Satana fin dall’inizio dell’umanità; abbiamo l’aiuto degli angeli e dei santi. Soprattutto abbiamo il sigillo della SS. Trinità, che ci è stato impresso nel Battesimo. Se viviamo in comunione con Dio, è il demonio con tutto l’inferno a tremare di fronte a noi. A meno che non siamo noi ad aprirgli la porta (G. Amorth, Un esorcista racconta, p. l29). L’unica cosa che dobbiamo temere pertanto è il peccato perché con esso perdiamo la grazia e apriamo le porte della nostra vita alle incursioni del diavolo e dei suoi collaboratori.

    Ti ringrazio di aver attirato l’attenzione su questo punto, che in fondo interessa un pò tutti e nel quale risplende un aspetto non trascurabile della salvezza portata da Gesù Cristo. Ti affido al Signore e alla Madonna e ti benedico. In questa benedizione, se uno è deciso a vivere in grazia, è racchiusa la potenza salvatrice e liberatrice di Gesù.
    Padre Angelo – Amici Domenicani 

    Colpe involontarie che non spiacciono a Gesù

    Gesù1879_Sacred_Heart_Tri-fold 

     

     

    Figlia Mia, scrivi che le colpe involontarie delle anime non impediscono il Mio amore verso di esse, né Mi sono d'ostacolo nell'unirMi ad esse, invece le colpe anche le più piccole, ma volontarie, ostacolano le Mie grazie e non posso colmare tali anime dei Miei doni.

    Gesù a S. Faustina Kowalska
    Holy Cards

    E’ vero che il peccato non toglie nulla a Dio?

     
    Risposta del sacerdote

    Caro Alessandro,
    1. È vero che non possiamo togliere o aggiungere nulla a Dio. Diversamente non sarebbe più Dio. Tuttavia le nostre azioni, tutte, hanno avuto una risonanza nel corpo e nell’anima di Gesù. Gesù, nella sua perfettissima scienza le vedeva. Il bene che facciamo lo consolava. Il male che compiamo lo addolorava. Anzi, il bene che facciamo è conseguenza della potenza dei suoi meriti. Il male che compiamo lo vedeva come un rifiuto dell’aiuto che intendeva Gesù20258CPdarci, lo sentiva come una vanificazione dei suoi meriti e del suo amore.

    2. Guardando all’umanità di Cristo noi scopriamo il male che gli abbiamo fatto e il male che causiamo oggi nel suo corpo mistico, la Chiesa. Ogni nostra azione, infatti, ha sempre un duplice riverbero: uno sul corpo fisico di Gesù e un altro sul suo corpo mistico. Contemplando il corpo martoriato del Signore possiamo comprendere quello che attualmente stiamo facendo alla Chiesa e alle anime. Allora, come vedi, c’è da addolorarsi. E non solo. Ma anche di decidere presto di cambiare vita.

    3. È vero che Cristo attualmente è risorto ed è glorioso. E sotto questo aspetto anche a lui personalmente non possiamo togliere o aggiungere nulla. Tuttavia il Cristo glorioso porta le cicatrici della sua passione. E contemplando quelle cicatrici dovremmo da una parte sentirci incendiare di amore per lui, e dall’altra dovremmo provare una profonda vergogna.
    Il Cristo che noi incontriamo è sempre il Cristo risorto. Ma tutto quello che egli ha compiuto nella sua vita mortale, continua ad essere presente in Lui. S. Giovanni nell’Apocalisse dice che i santi sono sempre accompagnati dalle loro opere: “Poi udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: Beati d'ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono»” (Ap 14,13). Molto di più tutto questo va applicato a Cristo.

    4. Sulle conseguenze ecclesiali e sociali di ogni nostro peccato ti riporto l’insegnamento di Giovanni Paolo II: Poiché col peccato l’uomo rifiuta di sottomettersi a Dio, anche il suo equilibrio interiore si rompe e proprio al suo interno scoppiano contraddizioni e conflitti. Così lacerato, l’uomo produce quasi inevitabilmente una lacerazione nel tessuto dei suoi rapporti con gli altri uomini e col mondo creato. È una legge e un fatto oggettivo, che hanno riscontro in tanti momenti della psicologia umana e della vita spirituale, come pure nella realtà della vita sociale, dov’è facile osservare le ripercussioni e i segni del disordine interiore. Il mistero del peccato si compone di questa doppia ferita, che il peccatore apre nel suo proprio fianco e nel rapporto col prossimo. Perciò si può parlare di peccato personale e sociale: ogni peccato è personale sotto un aspetto; sotto un altro aspetto, ogni peccato è sociale, in quanto e perché ha anche conseguenze sociali (Reconciliatio et Paenitentia, 15).
    E poiché ogni persona “in virtù di una solidarietà umana tanto misteriosa e impercettibile quanto reale e concreta” (RP 16) è intimamente relazionata con le altre, “il peccato di ognuno si ripercuote in qualche modo anche sugli altri. È questa l’altra faccia di quella solidarietà che a livello religioso si sviluppa nel profondo e magnifico mistero della comunione dei santi, grazie alla quale si è potuto dire che ogni anima che si eleva, eleva il mondo. A questa legge dell’ascesa corrisponde, purtroppo, la legge della discesa, sicché si può parlare di una comunione nel peccato, per cui un’anima che si abbassa per il peccato abbassa con sé la chiesa e, in qualche modo, il mondo intero. In altri termini, non c’è alcun peccato, anche il più intimo e segreto, il più strettamente individuale, che riguardi esclusivamente colui che lo commette. Ogni peccato si ripercuote, con maggiore o minore veemenza, con maggiore o minore danno, su tutta la compagine ecclesiale e sull’intera famiglia umana” (RP 16).
    Questo era il motivo per cui S. Caterina da Siena, contemplando i mali della Chiesa e del mondo, diceva: Ho peccato Signore, abbi pietà di me! Aveva l’impressione di averli causati tutti lei.

    5. Ma c’è anche da considerare il male che facciamo a noi stessi, che ci rende sempre più insensibili ai richiami del Signore e incapaci di convertirci seriamente. Si legge che un giorno il S. Curato d’Ars, sentendo l’accusa dei peccati di una persona, si è messo a piangere. Il penitente rimase sorpreso e domandò la causa di quel pianto. Il Santo rispose: “Piango perché non piange lei”. Il Santo Curato vedeva in quel momento tutti i mali causati dai peccati commessi da quella persona: quelli causati nel corpo fisico di Gesù, quelli causati nel corpo mistico di Cristo e quelli causati nella vita del penitente stesso.

    6. Ce n’è dunque per essere autenticamente addolorati ed essere spinti a cambiare vita. Ti ringrazio delle preghiere che ti impegni a fare per me. Il Signore ti benedirà per questo. Anch’io prego per te, ti benedico e ti saluto.
    Padre Angelo – Amici Domenicani

    Ritagli dal ‘Diario’ di S. Faustina Kowalska –293-

    S. Andrea Kim Taegon93402A 

     

    Ritagli dal ‘Diario’ di S. Faustina Kowalska –293-

    15.VIII.1937. Indicazioni di Padre Andrasz. Questi momenti di aridità e di sensazione della propria miseria, permessi da Dio, fanno conoscere all'anima quanto poco essa possa da sola, le insegneranno quanto deve apprezzare le grazie di Dio. Secondo: la fedeltà alle pratiche di devozione ed ai propri doveri, la fedeltà in genere in tutto, proprio come nei momenti di gioia. Terzo: in queste faccende occorre essere in tutto obbediente all'arcivescovo; di tempo in tempo tuttavia si può ricordare la questione, ma con calma. Talvolta è necessaria un po' di amara verità.

    Verso la fine del colloquio chiesi che mi permettesse di trattare familiarmente con Gesù, come in precedenza. Mi rispose: «Non posso dare ordini a Gesù, ma se Egli stesso l'attira a Sé, può seguire questa attrazione, ma deve mantenere sempre una profonda venerazione, poiché il Signore è grande. Se lei in tutto questo cerca realmente la volontà di Dio e desidera compierla, può stare tranquilla, Iddio non permetterà alcuno sbandamento. Per quanto concerne le mortificazioni e le sofferenze, me ne parlerà la prossima volta. Si affidi alla protezione della Madonna».

    4. Occupati delle anime, con amore

    S. Tommaso da Villanova71300L 

     

     

     

    Vedi, ci sarebbe un modo per non pensare più alle tue piccole preoccupazioni: pensare alle Mie!

    Gesù a Gabrielle Bossis

    3. E’ vero che all’inferno va solo chi vuole andarci?

    GesùTheLeper
    Risposta del sacerdote

    Caro Alessandro,
    1. è vero che all’inferno ci va chi vuole andare. Tuttavia in genere non si va all’inferno perché lo si sceglie positivamente. Solo un pazzo potrebbe fare una scelta del genere. Di fatto l’inferno lo si sceglie indirettamente facendo a meno di Dio e trasgredendo la sua volontà.

    2. Tanti scelgono di andare all’inferno senza pensarvi troppo. Non vogliono ascoltare il Signore e neanche la loro coscienza. Solo alla fine scopriranno questa amara sorpresa. Il Signore è stato chiaro: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (Mt 7, 21-23).
    Ugualmente la sorpresa è rilevata dalle parole usate dal Signore a proposito del giudizio universale: “Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
    Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
    Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.
    E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna»”
    (Mt 25,41-46).

    3. Circa la salvezza degli atei, Gesù presenta la fede come la condizione indispensabile per entrare nel Regno dei cieli: “Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; chi non crederà, sarà condannato” (Mc 16,16).
    A Nicodemo Egli dice: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5). La Bibbia di Gerusalemme commenta: “Allusione al battesimo e alla sua assoluta necessità”. Gesù dice anche che “chi non crede è già stato condannato” (Gv 3,18). Nasciamo infatti in stato di peccato. E se questo peccato viene ratificato col peccato personale non ci si salva.

    4. Nella lettera agli Ebrei si legge: “Senza la fede è impossibile essere graditi a Dio. Chi infatti si accosta a Dio deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano” (Eb 11,6). Da questa affermazione e anche da quello che si legge in vari passi, come ad esempio in Rm 10,14: “Come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui?”, la Chiesa ha dedotto la assoluta necessità della fede in ordine alla salvezza. La motivazione teologica di questa necessità si fonda sul modo specificamente umano di vivere e di operare. Infatti una volta che l’uomo ha raggiunto l’uso di ragione e incomincia a vivere in modo responsabile, cosciente e libero, gli è indispensabile conoscere il significato vero della sua vita, il fine cui ordinare i suoi atti. Ora il fine ultimo cui di fatto è stato ordinato da Dio non è solo quello proporzionato alla sua natura e alle sue capacità, fine che egli potrebbe conoscere e perseguire da solo, ma è il fine soprannaturale, gratuito e non dovuto in alcun modo, consistente nel partecipare alla vita, alla conoscenza e all’amicizia con Dio. È un fine, dice S. Tommaso, che l’uomo non può conoscere se non per rivelazione e non può accogliere che con la fede soprannaturale come un discepolo che lo impara dal magistero di Dio (Somma teologica, II-II, 2, 3).

    5. Molti non credono perché le loro cattive azioni glielo impediscono. L’impurità, soprattutto, spegne il giusto delle cose di Dio. Non possiamo dimenticare che Gesù ha detto: “E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv 3,19). Ugualmente il Signore ammonisce a stare ben attenti che i “cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita” (Lc 21,34). Come vedi, la mancanza di fede molto spesso è preceduta da una vita morale che rende impossibile la fede.

    Ti ringrazio del quesito e dell’opportunità che mi hai dato di fare alcune precisazioni. Ti ringrazio delle preghiere che ricambio di cuore. Ti benedico e ti saluto.
    Padre Angelo – Amici Domenicani 

    2. Prendi con coraggio la tua croce quotidiana

    S. Cristina di Bolsena 

     

     

    Non credere che sia difficile fare penitenza. Voi espiate quando volete, unendovi alle Mie sofferenze. E la vostra espiazione piace a Dio perché siete liberi, mentre l'espiazione in Purgatorio è indipendente dalla vostra volontà.

    Gesù a Gabrielle Bossis

    1. Ritagli dal ‘Diario’ di S. Faustina Kowalska –292-

     
    Ritagli dal ‘Diario’ di S. Faustina Kowalska –292-

    Quando una misteriosa forza interiore mi sollecitò nuovamente, affinché non rinviassi oltre questa causa, non trovando pace, ne parlai al confessore Padre Bukowski, dicendogli che ormai non potevo attendere più a lungo. Il Padre mi rispose: «Sorella, questa è un'illusione, Gesù non può esigere questo, lei ha i voti perpetui, è tutta un'illusione. Lei, sorella, sta inventando qualche eresia». E gridava contro di me quasi con tutta la voce che aveva. Chiesi se era tutto illusione. Mi rispose: «Tutto». «E allora come debbo comportarmi d'ora innanzi? La prego di dirmelo». «Ecco qua, lei, sorella, non deve seguire nessuna ispirazione, deve S. Domenico Savio 2distrarsi, non badare affatto a quello che udrà nell'anima, cercare di adempiere bene i propri doveri esterni e non pensare per niente a queste cose, vivere in completa distrazione». Risposi: «Va bene, poiché finora mi sono regolata secondo la mia coscienza; ma ora, dato che lei mi ordina di non far caso al mio intimo, non lo farò». E disse: «Se Gesù le dirà di nuovo qualche cosa, la prego di riferirmela, ma lei non deve farla». Risposi: «Cercherò di essere obbediente».

    Non so da dove il Padre abbia preso tanta severità. Quando m'allontanai dal confessionale, tutto un groviglio di pensieri oppresse la mia anima. A che scopo essere sincera? In fin dei conti, quello che ho detto non sono peccati e perciò non ero obbligata a parlarne al confessore. E ancora, com'è bello che non devo più badare al mio intimo, purché vadano bene le cose all'esterno. Ora non ho più bisogno di badare a niente. In realtà fin da ora non dovrò più seguire certe voci interiori, che talvolta mi costano tante umiliazioni. Ma di nuovo un misterioso dolore compresse la mia anima: allora non potrò più trattare familiarmente con Colui al quale anelo così ardentemente? Colui che è tutta la forza della mia anima? Cominciai a gridare: «Da chi andrò, o Gesù?». Ma dal momento della proibizione del confessore, delle fitte tenebre son cadute sulla mia anima. Ho paura di sentire qualche voce interiore, per non infrangere la proibizione del confessore, d'altra parte agonizzo di nostalgia per Iddio. Il mio intimo è dilaniato, non avendo la mia volontà, ma sono affidata totalmente a Dio. Questo avveniva il Mercoledì Santo, la sofferenza aumentò maggiormente il Giovedì Santo. Quando giunsi alla meditazione, entrai in una specie di agonia, non sentivo la presenza di Dio, ma tutta la giustizia di Dio gravava sopra di me. Mi vidi quasi annientata per i peccati del mondo. satana cominciò a scherzarmi: «Ecco qua, d'ora in poi non ti interesserai più di anime. Vedi che ricompensa ne hai. Nessuno ti crederà che questo lo vuole Gesù. Guarda come soffri adesso e quello che soffrirai ancora. Dopo tutto, il confessore ti ha liberato fin d'ora da tutto questo». Adesso posso vivere come mi pare, purché vada bene all'esterno. Questi pensieri terribili mi tormentarono per un'ora intera. Quando s'avvicinò il momento della santa Messa un dolore mi strinse il cuore: io dovrei uscire dalla Congregazione? E dato che il Padre mi ha parlato di eresia, dovrei staccarmi dalla Chiesa? Con voce interiore e dolorosa gridai al Signore: «Gesù, salvami!». Ma nemmeno un raggio di luce entrò nella mia anima e sentii che le forze mi abbandonavano, come se avvenisse la separazione del corpo dall'anima. Mi sottomisi alla volontà di Dio e ripetei: avvenga di me, o Dio, quello che hai stabilito, ormai in me non c'è più nulla di mio. All'improvviso s'impossessò di me la presenza di Dio e mi penetrò da una parte all'altra fino al midollo delle ossa.

    4. Io sono il tuo dolce Consolatore

    Maria  (94) 

     

     

     

    "Signore, vorrei parlare con te con tanta grazia quanto la prima donna, quando visitavi Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre".
    «Ma tu, hai molti più motivi d'amore dei tuoi progenitori! Allora, ero il Creatore, il Benefattore, l'Illuminatore. Ora sono il tuo Salvatore, il tuo Riparatore, la tua dolce Vittima, l'Amore rivelato. Ti faccio più che delle visite: abito in te. Non ti lascio mai, a meno che tu non Mi scacci via... Trova dunque in te delle parole che ti facciano struggere d'amore!».

    Gesù e Gabrielle Bossis
    Holy Cards

    3. Udienza Generale - Benedetto XVI presenta la figura di Simeone il Nuovo Teologo – 16 Settembre 2009 (Passi salienti)

      Papa (61)

    Quest’oggi ci fermiamo a riflettere sulla figura di un monaco orientale, Simeone il Nuovo Teologo, i cui scritti hanno esercitato un notevole influsso sulla teologia e sulla spiritualità dell’Oriente, in particolare per ciò che riguarda l’esperienza dell’unione mistica con Dio. Simeone il Nuovo Teologo nacque nel 949 a Galatai, in Paflagonia (Asia Minore), da una nobile famiglia di provincia. Ancora giovane, si trasferì a Costantinopoli per intraprendere gli studi ed entrare al servizio dell’imperatore. Ma si sentì poco attratto dalla carriera civile che gli si prospettava e, sotto l’influsso delle illuminazioni interiori che andava sperimentando, si mise alla ricerca di una persona che lo orientasse nel momento pieno di dubbi e di perplessità che stava vivendo, e che lo aiutasse a progredire nel cammino dell’unione con Dio. Trovò questa guida spirituale in Simeone il Pio (Eulabes), un semplice monaco del monastero di Studios, a Costantinopoli, che gli diede da leggere il trattato La legge spirituale di Marco il Monaco. In questo testo Simeone il Nuovo Teologo trovò un insegnamento che lo impressionò molto: "Se cerchi la guarigione spirituale – vi lesse - sii attento alla tua coscienza. Tutto ciò che essa ti dice fallo e troverai ciò che ti è utile". Da quel momento – riferisce egli stesso - mai si coricò senza chiedersi se la coscienza non avesse qualche cosa da rimproverargli.

    Simeone concentra la sua riflessione sulla presenza dello Spirito Santo nei battezzati e sulla consapevolezza che essi devono avere di tale realtà spirituale. La vita cristiana – egli sottolinea - è comunione intima e personale con Dio, la grazia divina illumina il cuore del credente e lo conduce alla visione mistica del Signore. In questa linea, Simeone il Nuovo Teologo insiste sul fatto che la vera conoscenza di Dio non viene dai libri, ma dall’esperienza spirituale, dalla vita spirituale. La conoscenza di Dio nasce da un cammino di purificazione interiore, che ha inizio con la conversione del cuore, grazie alla forza della fede e dell’amore; passa attraverso un profondo pentimento e dolore sincero per i propri peccati, per giungere all’unione con Cristo, fonte di gioia e di pace, invasi dalla luce della sua presenza in noi. Per Simeone tale esperienza della grazia divina non costituisce un dono eccezionale per alcuni mistici, ma è il frutto del Battesimo nell’esistenza di ogni fedele seriamente impegnato.

    In fondo, è ciò che Simeone descrive quando narra la propria esperienza mistica. Già da giovane, prima di entrare in monastero, mentre una notte in casa prolungava le sue preghiere, invocando l’aiuto di Dio per lottare contro le tentazioni, aveva visto la stanza piena di luce. Quando poi entrò in monastero, gli furono offerti libri spirituali per istruirsi, ma la loro lettura non gli procurava la pace che cercava. Si sentiva - egli racconta - come un povero uccellino senza le ali. Accettò con umiltà questa situazione, senza ribellarsi, e allora cominciarono a moltiplicarsi di nuovo le visioni di luce. Volendo assicurarsi della loro autenticità, Simeone chiese direttamente a Cristo: "Signore, sei davvero tu stesso qui?". Sentì risuonare nel cuore la risposta affermativa e ne fu sommamente consolato. "Fu quella, Signore - scriverà in seguito - la prima volta che giudicasti me, figlio prodigo, degno di ascoltare la tua voce". Tuttavia, neanche questa rivelazione lo lasciò totalmente quieto. Si interrogava piuttosto se pure S. Efrem 3quell’esperienza non fosse da ritenersi un’illusione. Un giorno, finalmente, accadde un fatto fondamentale per la sua esperienza mistica. Egli cominciò a sentirsi come "un povero che ama i fratelli" (ptochós philádelphos). Vedeva intorno a sé tanti nemici che volevano tendergli insidie e fargli del male, ma nonostante ciò avvertì in se stesso un intenso trasporto d’amore per loro. Come spiegarlo? Evidentemente non poteva venire da lui stesso un tale amore, ma doveva sgorgare da un’altra fonte. Simeone capì che proveniva da Cristo presente in lui e tutto gli divenne chiaro: ebbe la prova sicura che la fonte dell’amore in lui era la presenza di Cristo e che avere in sé un amore che va oltre le mie personali intenzioni indica che la fonte dell’amore sta in me. Così, da una parte possiamo dire che senza una certa apertura all’amore Cristo non entra in noi, ma, dall’altra, Cristo diventa fonte di amore e ci trasforma. Cari amici, questa esperienza resta quanto mai importante per noi, oggi, per trovare i criteri che ci indicano se siamo realmente vicini a Dio, se Dio c’è e vive in noi. L’amore di Dio cresce in noi se rimaniamo uniti a Lui con la preghiera e con l’ascolto della sua parola, con l’apertura del cuore. Solamente l’amore divino ci fa aprire il cuore agli altri e ci rende sensibili alle loro necessità, facendoci considerare tutti come fratelli e sorelle e invitandoci a rispondere con l’amore all’odio e con il perdono all’offesa.

    Nel cammino di vita ascetica da lui proposto e percorso, la forte attenzione e concentrazione del monaco sull’esperienza interiore conferisce al Padre spirituale un’importanza essenziale. Lo stesso giovane Simeone aveva trovato un direttore spirituale, che ebbe ad aiutarlo molto e del quale conservò grandissima stima, tanto da riservargli, dopo la morte, una venerazione anche pubblica. E vorrei dire che rimane valido per tutti – sacerdoti, persone consacrate e laici, e specialmente per i giovani – l’invito a ricorrere ai consigli di un buon padre spirituale, capace di accompagnare ciascuno nella conoscenza profonda di se stesso, e condurlo all’unione con il Signore, affinché la sua esistenza si conformi sempre più al Vangelo. Per andare verso il Signore abbiamo sempre bisogno di una guida, di un dialogo. Non possiamo farlo solamente con le nostre riflessioni. E questo è anche il senso della ecclesialità della nostra fede, di trovare questa guida.

    Concludendo, possiamo sintetizzare così l’insegnamento e l’esperienza mistica di Simeone il Nuovo Teologo: nella sua incessante ricerca di Dio, pur nelle difficoltà che incontrò e nelle critiche di cui fu oggetto, egli, in fin dei conti, si lasciò guidare dall’amore. Seppe vivere lui stesso e insegnare ai suoi monaci che l’essenziale per ogni discepolo di Gesù è crescere nell’amore e così cresciamo nella conoscenza di Cristo stesso, per poter affermare con san Paolo: "Non vivo più io, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20).

    [Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]

    Rivolgo ora il mio saluto ai giovani ai malati e agli sposi novelli. Ieri abbiamo fatto memoria della Beata Vergine Maria Addolorata, che con fede sostò presso la croce di Gesù. Cari giovani, non abbiate paura di restare anche voi come Maria presso la Croce, per trovare il coraggio di superare ogni ostacolo nella vostra esistenza. E voi, cari malati, possiate trovare in Maria conforto e sostegno per apprendere dal Signore Crocifisso il valore salvifico della sofferenza. Voi, cari sposi novelli, rivolgetevi con fiducia nei momenti di difficoltà alla Vergine Addolorata, che vi aiuterà ad affrontarli con la sua materna intercessione.

    [© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana]

    2. Mi unisco a te, ti tolgo la tua miseria e ti dono la Mia Misericordia

    GesùCome to Jesus 1898






    Le grazie che ti concedo non sono soltanto per te, ma anche per un gran numero di anime...

    E nel tuo cuore c'è la Mia stabile dimora; nonostante la miseria che sei, Mi unisco a te, ti tolgo la tua miseria e ti do la Mia Misericordia.

    In ogni anima compio l'opera della Misericordia, e più è grande il peccatore, tanto maggiori sono i diritti che ha alla Mia Misericordia.

    Chi confida nella Mia Misericordia non perirà, poiché tutti i suoi problemi sono Miei, ed i nemici s'infrangeranno ai piedi del Mio sgabello.

    Gesù a S. Faustina Kowalska
    Holy Cards 

    1. Ritagli dal ‘Diario’ di S. Faustina Kowalska –291-

    S. Giacomo il Maggiore 4 

     

    Ritagli dal ‘Diario’ di S. Faustina Kowalska –291-

    Il giorno prima degli esercizi spirituali cominciai a pregare affinché Gesù mi concedesse almeno un po' di salute, per poter partecipare agli esercizi; poiché mi sento così male che forse saranno gli ultimi per me. Però appena cominciai a pregare, provai subito una strana insoddisfazione, perciò interruppi la preghiera di supplica e cominciai a ringraziare il Signore per tutto quello che mi manda, sottomettendomi completamente alla Sua santa volontà. Allora sentii nell'anima una profonda pace.

    La fedele sottomissione sempre e ovunque alla volontà di Dio, in tutti i casi e le circostanze della vita, rende a Dio una grande gloria.
    Tale sottomissione alla volontà di Dio, ai Suoi occhi ha un valore maggiore di lunghi digiuni e mortificazioni e delle più rigide penitenze. Oh, guanto grande è la ricompensa per un solo atto di amorevole sottomissione alla volontà di Dio! Mentre scrivo queste cose, la mia anima rimane estasiata, pensando a quanto Iddio l'ama e a quanta pace gode l'anima già su questa terra.

    9. Tutto è racchiuso in questa piccola ma potentissima chiave: la propria volontà

    S. Elena 10 

     

     

    L'anima che non ha dato interamente e assolutamente la sua volontà a Dio, non ha dato nulla.

    B. Maria di Gesù Crocifisso

    8. Aderire generosamente alla Volontà divina

    B. Alexandrina 90074H 

     

    Tante anime vorrebbero percorrere il mondo per convertire le anime, eppure so­no inchiodate in un letto, e anche a carico di altre; ebbene, loro con un atto solo di rassegnazione alla Mia volontà, fanno di più che se percorressero tutto il mondo per salvare le anime. Però loro non devono perdere le loro energie in inutili desideri di fare.

    Gesù a Sr. Benigna Consolata Ferrero

    7. Interiormente liberi e padroni di se stessi

    S. Domenico di Guzman 19
    O figlio, tu devi attentamente mirare a questo: che dappertutto, e in qualunque azione ed occupazione esterna, tu rimanga interiormente libero e padrone di te; che le cose siano tutte sotto di te, e non tu sotto di esse. Cosicché tu abbia a dominare e governare i tuoi atti, e tu non sia come un servo o mercenario, ma tu sia libero veramente come l'ebreo, che passa dalla servitù alla condizione di erede e alla libertà dei figli di Dio. I figli di Dio stanno al di sopra delle cose di questo mondo, e tengono gli occhi fissi all'eterno; guardano con l'occhio sinistro le cose che passano, e con il destro le cose del cielo; infine non sono attratti, così da attaccarvisi, dalle cose di questo tempo, ma traggono le cose a sé, perché servano al bene, così come sono state disposte da Dio e istituite dal sommo artefice

    Se, di fronte a qualunque avvenimento, non ti fermerai all'apparenza esterna e non apprezzerai con occhio carnale tutto ciò che vedi ed ascolti; se, in ogni questione, entrerai subito, come Mosè, sotto la tenda, per avere consiglio dal Signore, udrai talvolta la risposta di Dio, e ne uscirai istruito su molte cose di oggi e del futuro. Era solito Mosè ritornare alla sua tenda, per dubbi e quesiti da risolvere; era solito rifugiarsi nella preghiera, per alleviare i pericoli e le perversità degli uomini. Così anche tu devi rifugiarti nel segreto del tuo cuore, implorando con tanta intensità l'aiuto divino. Che se - come si legge - Giosuè e i figli di Israele furono raggirati dai Gabaoniti, fu proprio perché non chiesero prima il responso del Signore; ma, facendo troppo affidamento su allettanti discorsi, furono traditi da una falsa benevolenza.

    Gesù nell’Imitazione di Cristo