Libellula's profile"Scendi in fretta, perch...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    Arrivederci :)


    Come prennunciato già da tempo, questo Blog termina di essere aggiornato per dolci motivi :)
    C’è comunque all’interno tanto, tanto materiale..! Io spero che continui ad illuminare questo mondo tanto buio e confuso, affinchè la carezza e la consolazione del Nazareno raggiunga tutti gli uomini, anche da uno schermo fatto di pixel.
    Che tutte le nostre ferite umane siano raggiunte dai luminosi balsami dello Spirito Santo, così che sperimentiamo nel nostro profondo la Redenzione, per rinascere liberi, figli del Signore degli Eserciti!

    Scenda la pace del Risorto su tutto il mondo, insieme al Fuoco che tanto desiderò portare sulla terra! Il Cristianesimo è FUOCO, fuoco d’Amore e di libertà!

    Vi chiedo perdono se in qualche modo vi ho dato dispiacere: non c’era intenzione.

    PACE!

    Irene&Lui

    7. Interiormente liberi e padroni di se stessi

    S. Domenico di Guzman 19
    O figlio, tu devi attentamente mirare a questo: che dappertutto, e in qualunque azione ed occupazione esterna, tu rimanga interiormente libero e padrone di te; che le cose siano tutte sotto di te, e non tu sotto di esse. Cosicché tu abbia a dominare e governare i tuoi atti, e tu non sia come un servo o mercenario, ma tu sia libero veramente come l'ebreo, che passa dalla servitù alla condizione di erede e alla libertà dei figli di Dio. I figli di Dio stanno al di sopra delle cose di questo mondo, e tengono gli occhi fissi all'eterno; guardano con l'occhio sinistro le cose che passano, e con il destro le cose del cielo; infine non sono attratti, così da attaccarvisi, dalle cose di questo tempo, ma traggono le cose a sé, perché servano al bene, così come sono state disposte da Dio e istituite dal sommo artefice

    Se, di fronte a qualunque avvenimento, non ti fermerai all'apparenza esterna e non apprezzerai con occhio carnale tutto ciò che vedi ed ascolti; se, in ogni questione, entrerai subito, come Mosè, sotto la tenda, per avere consiglio dal Signore, udrai talvolta la risposta di Dio, e ne uscirai istruito su molte cose di oggi e del futuro. Era solito Mosè ritornare alla sua tenda, per dubbi e quesiti da risolvere; era solito rifugiarsi nella preghiera, per alleviare i pericoli e le perversità degli uomini. Così anche tu devi rifugiarti nel segreto del tuo cuore, implorando con tanta intensità l'aiuto divino. Che se - come si legge - Giosuè e i figli di Israele furono raggirati dai Gabaoniti, fu proprio perché non chiesero prima il responso del Signore; ma, facendo troppo affidamento su allettanti discorsi, furono traditi da una falsa benevolenza.

    Gesù nell’Imitazione di Cristo

    12. Edward Green: il Papa ha ragione, l'Aids non si combatte con il condom; occorre un cambiamento culturale e nei comportamenti sessuali

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    Benedetto XVI ha ragione: i preservativi non sono la panacea nella lotta all'Aids, perché la prevenzione del contagio investe tutti gli aspetti di una persona e quindi richiede una risposta culturale. E' quanto ha affermato Edward Green, antropologo e direttore dell’Aids Prevention Research Project della Harvard School of Pubblic Health and Center for Population and Developement Studies.

    “Mi ha colpito la vicinanza dei commenti del Papa alle più recenti scoperte scientifiche”, ha commentato l'antropologo. Infatti, ha spiegato, “non c'è alcuna prova che i preservativi abbiano una qualche efficacia nella riduzione dell'Hiv su larga scala, in particolare in caso di epidemie molto estese come l'Africa”.

    Per l’articolo completo, clicca qui.

    15. Avvenire..!

    #11senza-avvenirecolored

    Gioba 

    Carissimi amici,
    l’esperimento dei commenti, pur producendo buoni risultati devo interromperlo, perchè mi “ruba” troppo tempo necessario alle cose importanti della vita. Pubblicherò ancora per un altro pò, poi chiuderò. Per adesso sono sempre raggiungibile dai messaggi privati, poi no. Dolci motivi coniugali, teneri sogni, stanno per avversarsi, e richiedono tutto il mio cuore..!
    Grazie a tutti per l’arricchimento umano e spirituale donatomi :)

    Pregate per me!
    Irene

    15. ..trasformare in GIOIA!

    #gioia_insieme

    Amici miei carissimi, da oggi fino all’8 Settembre sarò fuori città, e perciò non aggiornerò il Blog. Non vi dimentico nella preghiera, e conto sempre sulla vostra per me!
    Facciamoci santi! Voliamo alto, alto, lì dove nessuno è giunto mai..!

    Irene

    14. In me c’è qualcosa che la morte non potrà distruggere

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    Nonostante la fede nella resurrezione rimane ancora la paura della morte. Posso solo accettarla dicendomi: “Si, io morirò. Posso morire per un incidente o di tumore o per infarto cardiaco. Non riesco in definitiva a sfuggire alla morte.” Se io la accetto sarò costretto a riflettere sul mio essere uomo: in che cosa consiste la mia vita, quale è il suo senso? La paura di morire mi conduce ai fondamenti dell’esistenza umana. Grazie a tale paura posso riscoprire le verità cristiane: cioè che, attraverso il battesimo, vivo già al di là della soglia, che insieme a Cristo sono già morto e che la morte non ha più potere su di me. In me c’è qualcosa che la morte non potrà più distruggere. L’immagine che Dio si è fatto di me è immortale, e brillerà della sua vera bellezza solo a partire dalla morte.

    Meinrad Dufner
    Holy Cards

    14. Mi è lecito sbagliare. Non casca il mondo se faccio brutte figure!

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    Il perfezionismo è sovente la causa della nostra paura. Se devo dappertutto essere il migliore, se nelle discussioni devo sempre portare gli argomenti migliori, se mi aspetto che tutti trovino grandiosi i miei contributi, avrò continuamente paura di far brutta figura. Le mie aspettative sono così grandi da mettermi in stato d’angoscia. La paura segnala l’influsso di falsi principi di fondo, per esempio questo: “Non devo fare nessun errore, altrimentii non valgo niente. Non posso permettermi brutte figure altrimenti mi rifiutano”. Il dialogo con la nostra paura potrebbe portarci a produrre gli antidoti richiesti: “Vado bene così come sono. Mi è lecito sbagliare. Non casca il mondo se faccio brutte figure. La mia dignità interiore nessuna brutta figura me la potrà togliere”.

    Anselm Grun
    Foto:
    Ansa

    7. Trasfigurazione cristiana

    S. Agostino 

     

     

     

    La spiritualità cristiana gestisce in modo diverso gli istinti: non cerca di dominarli, ma di trasformarli.

    Anselm Grun

    11. Fidati della tua nostalgia!

    Gesù Cuore 20280V 

     

     

     

    Cerca di vivere e di amare realmente. Così come vivi adesso, sprechi la vita non vivendo te stesso e la vera Vita. Non accontentarti di vivere solo correttamente! In te c’è una nostalgia più grande di vita e di amore. Fidati della tua nostalgia! Dedicati alla vita, agli uomini, amali con tutto il tuo cuore! E ama Dio con tutto il tuo cuore, con tutto il tuo corpo e con tutta la tua passione! Non darti pace fino a quando non trascendi in Dio e ti fondi in unità con Lui!

    Meinrad Dufner

    9. La sessualità ci ricorda ripetutamente la nostra nostalgia di fonderci in Dio, con passionalità ed amore!

    S. Agostino 4 

     

     


    Accettiamo la nostra sessualità con riconoscenza in quanto ci ricorda continuamente che la nostra vita spirituale culmina nella voglia di vivere, che dobbiamo vivere e trascenderci in Dio mediante l’estasi. Nella nostra tradizione spirituale abbiamo per lo più considerato la sessualità negativamente, come quella passione che ci separa da Dio. Naturalmente la sessualità può anche far sì che ci chiudiamo a Dio. Ma si può anche sperimentare che
    la sessualità ci ricorda ripetutamente la nostra nostalgia di fonderci in Dio con passionalità ed amore, sperimentando in Lui l’appagamento pieno delle nostre nostalgie.

    Meinrad Dufner

    7. Con le nostre sole forze, non possiamo diventare spirituali

    B. Vincenzo de L'Aquila 

     

     

    I monaci parlano spesso della necessità di ammettere innanzitutto la propria impotenza; solo a questa condizione Dio ci toglie la lotta.
    Recita un apoftegma dei Padri del Deserto: “Un fratello consultò il vecchio Padre Agatone a proposito della libidine, e lui gli rispose: "Suvvia, getta la tua incapacità davanti a Dio e troverai la quiete."

    Anselm Grun

    3. Il mistero ha nel mio essere la sua dimora

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    C’è in me una stanza in cui non arrivano le frecciate e le punzecchiature altrui, una stanza silenziosa abitata da Dio, in cui posso veramente essere a casa mia, poichè Dio stesso, il mistero, abita in me.

    Anselm Grun

    11. Cristo, il Vivente, che rimette in circolo la Vita autentica

    S. Stanislao Kostka 

     

     

    Cristo è il Vivente perchè ha la capacità di far vivere le persone interiormente, di rimettere in circolo coloro che socialmente sono esclusi. Anche il perdono in Lui ha questa funzione: rimettere in circolo chi si sente escluso e non solo si sente tale, ma lo è di fatto.

    Sr. Antonietta Potente op

    5. Invidia: quel sentimento doloroso, figlio della frustrazione

      Cave_Canem

    «Per cosa sono da meno di lui? Per intelligenza? Per ricchezza interiore? Per sensibilità? Per forza? Per importanza? Perché devo subire la sua superiorità?». Così s’interroga Nicolaj Kavalerov, protagonista del romanzo Invidia (1928) di Jurij Olesa, scrittore sovietico, meditando rancore sul suo nemico personale Babicev, che rappresenta ai suoi occhi un concentrato di negatività assolute.

    Come tutti i vizi capitali l’invidia è antica come l’uomo; a differenza della superbia, della gola della lussuria, l’invidia è forse l’unico vizio che non procura piacere; evidentemente le sue radici nascoste affondano nel nucleo profondo di noi stessi dove si raccoglie la nostra identità che per costituirsi e crescere ha bisogno del riconoscimento; quando questo manca, l’identità si fa più incerta, sbiadisce, si atrofizza ed entra in scena l’invidia che permette a chi è incapace di valorizzare se stesso una salvaguardia di sé nella demolizione dell’altro; oltre ad essere un vizio è un meccanismo di difesa, disperato tentativo maldestro di recuperare la fiducia e la stima di se stessi impedendo la caduta del proprio valore svalutando l’altro; questa è la strategia dell’invidioso: svalutare le persone percepite come «migliori» di sé non solo in pensieri e parole, ma anche danneggiando il malcapitato invidiato considerato colpevole di farsi apprezzare e stimare dagli altri più del dovuto, più di quanto non lo sia l’invidiante. Non confondiamo invidia e gelosia: la prima è risentimento verso qualcosa che qualcuno ha, ma che non mi appartiene; la seconda è la paura che qualcuno mi porti via ciò che già ho; l’invidia è figlia della frustrazione e di un senso di impossibilità a realizzarsi che si riflette in un odio distruttivo verso l’altro; l’invidioso «è un carnefice di se stesso» (S. Pier Crisologo) e di chi gli è vicino.

    L’invidia è un sentimento «inutile» perché non approda alla valorizzazione di sé, «doloroso» perché rabbuia e impoverisce il mondo e per giunta è un sentimento da tenere «nascosto» senza neppure il conforto che può venire dal parlarne con qualcuno; pochissimi, infatti, parlano chiaramente e volentieri dell’invidia che provano: parlarne apertamente inibisce perché è come mettersi a nudo, svelare la parte più meschina e vulnerabile di sé; parlare della persona che si invidia e spiegare il perché significa parlare della parte più profonda di se stessi, delle aspirazioni e dei fallimenti personali, delle difficoltà e dei limiti che si trovano in noi stessi.

    Nel libro della Sapienza si ricorda che «la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo» (Sap. 2,24); il testo sacro collega il limite dell’umanità ad un peccato d’invidia e Satana è l’invidioso per eccellenza. Percorrendo la Sacra Scrittura emerge un filo sapienzale, da Caino a Saul che mostra come l’invidia nasca dalla grandezza dell’altro non accolta e diventata elemento di confronto, e rivela un senso di sconfitta. Chesterton dice che l’uomo che non è invidioso vede le rose più rosse degli altri, l’erba più verde e il sole più abbagliante, mentre l’invidioso le vive con disperazione. Uno sguardo purificato aiuta a cogliere il valore delle cose, la loro intima bellezza e non riduce tutto all’oggetto da catturare e possedere ad ogni costo.

    Guglielmo Borghetti

    7. Entrare per la Porta stretta

    S. Arsenio il Grande 

     

     

     

    La porta stretta è lo straniero che disprezziamo, sono le occasioni quotidiane che ci disturbano, che ci obbligano, che scomodano il nostro io che preferisce la calma e le pantofole.

    A. Paoli