Libellula's profile"Scendi in fretta, perch...PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    3. E’ vero che all’inferno va solo chi vuole andarci?

    GesùTheLeper
    Risposta del sacerdote

    Caro Alessandro,
    1. è vero che all’inferno ci va chi vuole andare. Tuttavia in genere non si va all’inferno perché lo si sceglie positivamente. Solo un pazzo potrebbe fare una scelta del genere. Di fatto l’inferno lo si sceglie indirettamente facendo a meno di Dio e trasgredendo la sua volontà.

    2. Tanti scelgono di andare all’inferno senza pensarvi troppo. Non vogliono ascoltare il Signore e neanche la loro coscienza. Solo alla fine scopriranno questa amara sorpresa. Il Signore è stato chiaro: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (Mt 7, 21-23).
    Ugualmente la sorpresa è rilevata dalle parole usate dal Signore a proposito del giudizio universale: “Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
    Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
    Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.
    E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna»”
    (Mt 25,41-46).

    3. Circa la salvezza degli atei, Gesù presenta la fede come la condizione indispensabile per entrare nel Regno dei cieli: “Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; chi non crederà, sarà condannato” (Mc 16,16).
    A Nicodemo Egli dice: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5). La Bibbia di Gerusalemme commenta: “Allusione al battesimo e alla sua assoluta necessità”. Gesù dice anche che “chi non crede è già stato condannato” (Gv 3,18). Nasciamo infatti in stato di peccato. E se questo peccato viene ratificato col peccato personale non ci si salva.

    4. Nella lettera agli Ebrei si legge: “Senza la fede è impossibile essere graditi a Dio. Chi infatti si accosta a Dio deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano” (Eb 11,6). Da questa affermazione e anche da quello che si legge in vari passi, come ad esempio in Rm 10,14: “Come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui?”, la Chiesa ha dedotto la assoluta necessità della fede in ordine alla salvezza. La motivazione teologica di questa necessità si fonda sul modo specificamente umano di vivere e di operare. Infatti una volta che l’uomo ha raggiunto l’uso di ragione e incomincia a vivere in modo responsabile, cosciente e libero, gli è indispensabile conoscere il significato vero della sua vita, il fine cui ordinare i suoi atti. Ora il fine ultimo cui di fatto è stato ordinato da Dio non è solo quello proporzionato alla sua natura e alle sue capacità, fine che egli potrebbe conoscere e perseguire da solo, ma è il fine soprannaturale, gratuito e non dovuto in alcun modo, consistente nel partecipare alla vita, alla conoscenza e all’amicizia con Dio. È un fine, dice S. Tommaso, che l’uomo non può conoscere se non per rivelazione e non può accogliere che con la fede soprannaturale come un discepolo che lo impara dal magistero di Dio (Somma teologica, II-II, 2, 3).

    5. Molti non credono perché le loro cattive azioni glielo impediscono. L’impurità, soprattutto, spegne il giusto delle cose di Dio. Non possiamo dimenticare che Gesù ha detto: “E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv 3,19). Ugualmente il Signore ammonisce a stare ben attenti che i “cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita” (Lc 21,34). Come vedi, la mancanza di fede molto spesso è preceduta da una vita morale che rende impossibile la fede.

    Ti ringrazio del quesito e dell’opportunità che mi hai dato di fare alcune precisazioni. Ti ringrazio delle preghiere che ricambio di cuore. Ti benedico e ti saluto.
    Padre Angelo – Amici Domenicani 

    7. XXIV Domenica del Tempo Ordinario – 13 Settembre 2009

     
    In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che Io sia?». Ed essi gli risposero:
    «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
    Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
    E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
    Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi Crocediscepoli, rimproverò Pietro e disse:
    «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
    Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «
    Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà»
    (dal Vangelo di Marco 8,27-35)

    Gesù parla apertamente e dice cose non facili né da dire e neppure da ascoltare. Mi colpisce questa trasparenza di Gesù nelle realtà che lo riguardano. Non ha paura di mostrare il proprio fallimento come messia terreno e come leader religioso. Infatti saranno proprio i garanti della fede del suo tempo a condannarlo, e questo non è certamente un buon segno per lui che si proclama come il Messia che realizza le profezie antiche.
    Parla anche di resurrezione, è vero, ma il peso di quel che precede (“soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso…”) è troppo grande per esser sopportato dai suoi discepoli e amici. E’ Pietro che quindi, a nome di tutti (…anche a nome nostro che, ammettiamolo, non amiamo certo avere un fallito come capo), rimprovera Gesù.
    Gesù non solo parla di Dio, ma pensa e agisce secondo la logica di Dio, che tante volte e specialmente in questo momento è distante dalla logica umana. L’uomo (non parlo di un “uomo” generico, ma penso a me in questo momento…) tende ad avere una logica di successo, di “share alto”, di crescita di consenso. Questo modo di impostare le cose arriva ad “inquinare” le nostre relazioni umane e anche con Dio. Avere a che fare con Dio è davvero una perdita di tempo, e dal punto di vista della resa concreta siamo davvero in negativo. Ma forse in questo Dio è più comprensivo… Lui sa che nei suoi confronti noi siamo più freddi e facciamo più fatica a “sprecare” il nostro tempo. È il prossimo che la logica umana del successo e del massimo rendimento rischia di creare problemi. Se stare con una persona non “produce” qualcosa (come lavoro, come piacere, come ritorno ecomonico…) pensiamo che sia davvero una perdita di tempo, e ci viene il pensiero che sia una cosa inutile e da evitare. Quante volte anch’io come prete ho “fretta”, e vado in cerca di cose da fare per “non perdere tempo”. E di cose da fare ce ne sono sempre tante e importantissime. Ma, mi domando, sono guidato dalla logica di Dio o dalla logica umana? Penso che sacrificare tempo, denaro, potere per l’altro sia importante o no?
    Gesù si propone come modello di perdita totale di tempo, di vita… di tutto, pur di venire accanto agli uomini. E non è venuto accanto a uomini e donne “generici”, come può fare un uomo della Tv che parla da uno schermo per parlare a tutti ma non vede negli occhi nessuno; Gesù è venuto a contatto intimo e vero con delle persone concrete.
    Se ci penso, è davvero una grandissima perdita di tempo. E’ davvero un enorme spreco di energie. E pur di mostrare quanto fosse importante la persona concreta che aveva davanti, Gesù si metteva contro anche il consenso religioso e civile, rischiando persino la morte.
    Un amico che un giorno mi ha parlato dell’inizio della sua storia d’amore, mi ha raccontato come avesse fatto delle cose assurde pur di stare accanto alla persona che aveva incontrato e per dimostrarle quanto le voleva bene. Aveva fatto anche ore e ore di macchina da una città ad un’altra, trovando scuse con la famiglia e creandosi anche problemi di lavoro, pur di arrivare e prendere un caffè insieme alla persona amata. Il modo di pensare di Dio è questo, e la storia di Gesù ce lo ha mostrato. Il rimprovero che Gesù fa a Pietro è rivolto anche a me, ma in modo amichevole e mai per annientarmi.
    Anzi, Gesù crede veramente che siamo capaci di costruire i nostri rapporti con gli altri secondo il modo di pensare di Dio. Il rimprovero è dunque uno stimolo a rivedere la nostra vita nei suoi piccoli risvolti quotidiani.
    Proviamo, quindi, a rigirare al domanda “chi sono io per voi” in “chi è l’altro per noi”. Per Gesù, un singolo uomo piccolo e povero, vale il salire sulla croce e morire. Così pensa Dio e il Suo Figlio Gesù… La pensiamo anche noi così?

    Giovanni don – Gioba

    14. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?

    S. Pietro e Paolo 6 

     

     

     

    Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

    Dal Vangelo secondo Luca, cap. 6

    9. (Luca 6,27-38) Pregate per coloro che vi trattano male

      B. Alfredo Ildefonso Schuster90231M

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

    «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.

    E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.

    Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

    Dal Vangelo secondo Luca c. 6, 27-38

    9. Cosa significa il comandamento: "Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai"?


    Cara Giulia,
    1. Clemente Alessandrino in oriente e S. Agostino in occidente, nella trascrizione dei comandamenti, hanno lasciato perdere il divieto delle immagini. E giustamente.

    2. Infatti il divieto delle immagini: “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra” (Es 20,4) è motivato dal pericolo dell’idolatria, come si evince dal medesimo testo dell’Esodo: “Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai” (Es 20,5). Come non ricordare che Israele, vedendo che Mosé tardava a scendere dal monte, si costruì un vitello d’oro e disse: “Ecco il tuo dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto” (Es 32,7)?

    3. Il Deuteronomio spiega tale divieto col fatto che Dio non si è S. Giovanni Battista24300ARrivelato con figure, ma si è fatto solo udire: “Poiché non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parlò sull’Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita, perché non vi corrompiate e non vi facciate l’immagine scolpita di qualche idolo...” (Dt 4,15-16). Dio è assolutamente trascendente: “Egli è tutto”, ma, al tempo stesso, è “al di sopra di tutte le sue opere” (Sir 43,27-28), è “lo stesso autore della bellezza” (Sap 13,3).

    4. “Tuttavia, fin dall’Antico Testamento, Dio ha ordinato o permesso di fare immagini che simbolicamente conducessero alla salvezza operata dal Verbo Incarnato: così il serpente di rame (Nm 21,4-9; Sap 16,5-14; l’arca dell’Alleanza e i cherubini (Es 25, 10-22; 1 Re 6,23-28; 7,23-26)” (Catechismo della Chiesa Cattolica 2130). Proprio questa autorizzazione divina a costruire immagini o statue fa comprendere che il divieto non è per le immagini in se stesse, ma per gli idoli.

    5. La vicenda del serpente di rame è molto eloquente. Dio dice a Mosé: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita” (Num 21,8). Ma quando gli israeliti gli bruceranno incenso e lo chiameranno Necustan, allora Ezechia lo farà a pezzi (2 Re 18,4) e il suo gesto viene lodato (2 Re 18,5-7). Nel Libro della Sapienza si dice chiaramente che la salvezza non veniva dal serpente, ma da colui che in esso era simboleggiato: “Infatti chi si volgeva a guardarlo era salvato non da quel che vedeva, ma solo da te, salvatore di tutti” (Sap 16,7). Ad esso si richiamerà Gesù (Gv 3,14-15).

    6. Va notata anche l’insistenza nel rappresentare i cherubini, che sono realtà celesti e di loro natura invisibili. Non solo saranno messi “sulle estremità del coperchio” (Es 25,22), come Dio ha ordinato a Mosé, ma anche sulla Dimora (la tenda che contiene l’arca) (Es 36,8) e perfino sul velo che copre la Dimora (Es 36,35). Anche Salomone fa mettere nella cella del tempio due cherubini di legno di ulivo (1 Re 6,23-28). Nella sua reggia vi sono immagini, come le statue di 12 buoi in metallo fuso (1 Re 7,23-26).

    7. Ma, soprattutto con l’incarnazione del Verbo, l’immagine acquista un significato nuovo. Cristo infatti è “l’immagine del Dio invisibile” (Col 1,15). Nessuno si sorprende, dunque, se nei primi secoli, soprattutto nelle catacombe, Gesù viene raffigurato nelle sembianze del buon Pastore. Per questo il settimo Concilio Ecumenico, a Nicea (nel 787), ha giustificato, contro gli iconoclasti, il culto delle icone: quelle di Cristo, ma anche quelle della Madre di Dio, degli angeli e di tutti i santi.
    “Il culto cristiano delle immagini non è contrario al primo comandamento, che proscrive gli idoli. In effetti, l’onore reso ad un’immagine appartiene a chi vi è rappresentato, e chi venera l’immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto. L’onore tributato alle sacre immagini è una venerazione rispettosa, non un’adorazione che conviene solo a Dio (Catechismo della Chiesa Cattolica 2132).

    Ti ringrazio per il quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
    Padre Angelo – Amici Domenicani

    5. IV. Perchè ci sono discordanze tra i Vangeli? – FINE-

    S. Domenico di Guzman 18
    Perché non fare un vangelo unico? Come se di quattro mosaici ne facessimo uno solo. Faremmo uno scempio! Perderemmo l’unicità e la completezza: faremmo un torto alla Verità tutta intera.

    Ci sono atteggiamenti unici di Gesù che solo gli evangelisti hanno potuto e saputo dare restringendo il campo. È un po’ la stessa differenza che c’è tra una foto di gruppo ed un primo piano; tra una panoramica e uno zoom che ti costringe, invece, a focalizzare la bellezza e la profondità di un atteggiamento che altrimenti si perde.
    E’
    essenziale conoscere i quattro Vangeli. Può essere utile farsi un’idea globale della vita di Gesù ma non può esaurire la nostra ricerca di Gesù Cristo.

    Ma non sarebbe stato meglio tenere tutti gli scritti diffusi su Gesù e non limitarci solo a quattro? A questo punto entra in gioco la differenza tra Vangeli canonici e Vangeli apocrifi.

    I vangeli canonici: canone (forse perché l’unità di misura era una canna), nella cultura greca, era il metro di misura per indicare la perfezione. Ecco perché abbiamo i vangeli canonici. Fin dall’inizio della sua storia la Chiesa ha voluto canonizzare – verificare la base della sua fede, perché nulla intervenisse ad offuscarne la limpidezza. Da dove nasce la canonicità dei Vangeli? Certamente non dall’intuizione istantanea di ogni singolo credente ma dalla ricerca nella fede e nell’intelligenza dell’intera comunità ecclesiale. Pietro dice: “Lo Spirito Santo e noi…”. Fu Ludovico Antonio Muratori, sacerdote e studioso delle sacre scritture a scoprire nel 1740 un elenco degli scritti del NT accolti dalla Chiesa di Roma nell’anno 180. Quindi fin dall’inizio la Chiesa ha saputo scegliere ciò che era vero da ciò che non lo era.

    I vangeli apocrifi: apocrifo significa “nascosto, occulto”; poi anche “non autentico, falso”. È tutto quell’insieme di scritti su Gesù fiorito durante la stesura dei Vangeli. Hanno più che altro il sapore di fantasie popolari, di novelle. Sono stati scritti con la miglior buona fede ma non possono rivendicare per sé la dignità di Parola di Dio. Qualche esempio: c’è un Vangelo di Tommaso ci sono vangeli della natività e dell’infanzia di Gesù che raccontano miracoli carini, ma piuttosto ingenui (i passerotti di fango a cui Gesù dà vita, ecc.). Nel vangelo copto di Tommaso vengono messe in bocca a Simon Pietro queste parole: “Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della vita”. Gesù disse: “Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli”. [114]

    Si tratta, in conclusione, di una produzione popolare che altro non fa che esaltare i 4 vangeli canonici. Che sono:
    - Più sobri e asciutti nel parlare di Gesù: dicono l’essenziale
    - Gli autori dicono anche cose che li screditano (controproducente…)
    - Non esprimono giudizi nei confronti delle persone
    - Parlano con sincerità degli atteggiamenti degli apostoli (pensiamo al rinnegamento di Pietro)
    - Non hanno ricevuto smentite dalla generazione contemporanea (altrimenti non li avremmo!)
    - Gli scavi archeologici (il piccone) danno ragione ai vangeli (cfr la piscina di Siloe: il V portico)… Il V Vangelo…


    http://www.parrocchiaspiritosanto.pr.it/Pastorale/CorsoBiblicoVG.asp

    9. III. Perchè ci sono discordanze tra i Vangeli?

    S. Marco 6 

    Ma come hanno fatto i Vangeli ad arrivare fino a noi? Attraverso i codici, cioè attraverso la copiatura e ricopiatura degli amanuensi fino all’invenzione della stampa. I due codici più famosi sono il Codice Vaticano e il Codice Sinaitico che risalgono al IV secolo. Abbiamo anche alcuni frammenti di papiri: il più famoso è il papiro Ryland che risale al 120/130.
    L’autenticità dei Vangeli è data dalla testimonianza della chiesa che sempre ha vigilato per impedire anche la più piccola alterazione. Confrontando i Vangeli di oggi con questi codici e i papiri, si nota la consonanza.

    Come hanno fatto i discepoli a ricordare tutto quello che diceva Gesù? Siamo sicuri che quelle scritte nei Vangeli siano proprio le parole pronunciate da Lui? Non c’erano registratori a catturare le parole di Gesù ma c’erano le menti ed i cuori dei discepoli. Quindi non è Gesù che parlava in modo particolare per farsi capire, ma sono gli evangelisti che usano tecniche di scrittura particolari per aiutare gli ascoltatori a memorizzare.  Quali tecniche? Le tecniche di memorizzazione da sempre usate nelle scuole rabbiniche. La più frequente era quella del parallelismo: si procede per frasi parallele. Ad esempio: “Chi accoglie voi accoglie me; chi accoglie me accoglie Colui che mi ha mandato”; oppure “Ogni albero buono produce frutti buoni; ogni albero cattivo produce frutti cattivi”.

    Noi siamo qui per fare conoscenza con Gesù, per entrare nella bellezza di una storia che in Lui è divenuta storia di salvezza, una storia che va oltre la storia e diventa eternità. Non lasciamoci frenare dalle date o dalle certezze che avevamo e che forse sono state un po’ demolite: non è quello l’essenziale. L’essenziale è che ci innamoriamo tutti di Gesù Cristo. Come dice il card. Tonini: Dio ci ha dato Gesù per l’innamoramento.
    Chiediamo allora che la lettura della Sua Parola, che l’incontro con la Sua vita diventi sempre più, per ognuno di noi, desiderio di seguirLo, desiderio di accoglierLo e desiderio di amarLo.

    Concludo con una frase di Edith Stein. Poco prima dell’inizio di una conferenza, le avevano chiesto quale fosse il cuore del suo discorso. Lei rispose: “… in fondo, ciò che devo dire è solo una semplice verità. Come imparare a vivere con la mano nella mano del Signore”. Chiediamo a Gesù che ci prenda e ci tenga per mano…

    http://www.parrocchiaspiritosanto.pr.it/Pastorale/CorsoBiblicoVG.asp

    9. II parte - Perchè ci sono discordanze tra i Vangeli?

    S. Agostino 5
    Troviamo tre momenti che portano alla scrittura:
    1. Gesù parla e opera
    2. La comunità apostolica predica Gesù + testimoni dei fatti (non degli apostoli) che possono essere fonti di testimonianza (Q/logia) + persone convertite + persone che hanno vissuto con Gesù fin dalla nascita
    3. Redattori: Matteo, Marco e Luca

    Magari ci verrebbe spontanea una domanda: se ci sono due modi per dire le cose… qual è quella più vicino all’originale? Gesù quale avrà scelto? Quale sarà uscita dalla Sua bocca?
    L’atteggiamento più corretto è quello dell’imbarazzo della scelta. Ci rassereni sapere che questo è un falso problema!

    Ma torniamo al nostro problema sinottico…Giovanni, dicevamo, si distacca. È un fuori serie. Non perché sia migliore ma perché la sua è una storia di vita molto diversa.
    Diversa per: I tempi: Matteo, Marco e Luca fanno parte della “prima” ondata di scritti. Se consideriamo una data media, scrivono tutti e tre tra il 60/65 e l’80.  Giovanni scrive molto dopo: tra il 90 e il 100.
    Le esigenze: Matteo, Marco e Luca scrivono per le comunità degli inizi. Scrivono per coloro che magari non hanno conosciuto Gesù ma forse hanno conosciuto i discepoli; c’è la necessità, quindi, di mantenere intatto un patrimonio di fatti, avvenimenti, parole che potrebbero andare perduti con la morte dei testimoni oculari. C’è ancora bisogno di rinfrescare la memoria sulle parole che Gesù ha detto durante l’ultima cena, c’è bisogno di sottolineare ancora l’assoluta novità della resurrezione perché non scivoli via come una faccenda banale, c’è bisogno di fissare nella memoria un determinato percorso che aiuti coloro che lo desiderano a diventare cristiani sul serio. Giovanni ha esigenze totalmente diverse: scrive in un momento in cui le comunità cristiane sono ormai sparse dappertutto e sono ben organizzate. Sanno cosa devono fare quando qualcuno chiede di “entrare”… sanno quali parole dire per compiere il memoriale di quella cena, hanno la certezza della risurrezione… certezza pagata col sangue già da Pietro e da Giacomo prima di lui… da Stefano e da quel vulcano che è stato Paolo…
    Facendo un paragone con la vita umana…
    non c’è più bisogno del latte: c’è bisogno di cibo solido per sostenere una fede adulta che ora come non mai è messa alla prova dalle persecuzioni e da alcuni errori che cominciavano a prendere piede.
    C’era chi diceva che Gesù non era stato un uomo vero, ma una specie di apparizione e illusione collettiva.
    C’era chi diceva che Gesù era solo un uomo qualsiasi attorno al quale erano sorte delle leggende. Allora… non serve più ripetere dati assodati: occorre qualcosa di diverso. Insomma: quello di Giovanni non è il tempo della novità, è il tempo della meditazione e della riflessione. Facendo un altro paragone con la vita umana: non è il tempo della cotta o dell’innamoramento, ma è il tempo dell’amore fedele, dell’amore che costa sacrificio… ma al quale nessuno rinuncerebbe!

    http://www.parrocchiaspiritosanto.pr.it/Pastorale/CorsoBiblicoVG.asp

    5. I parte - Perchè ci sono discordanze tra i Vangeli?


    I credenti possono rallegrarsi: la discordanza tra i Vangeli diminuisce il sospetto che i Vangeli stessi possano essere stati "abbelliti" dai copisti cristiani nei secoli successivi. Se fosse così, essi avrebbero probabilmente notato l'incongruenza e la avrebbero eliminata per dare più credibilità ai Vangeli.

    ________________________________

    Abbiamo quattro ritratti scritti su Gesù: i Vangeli. Non sono in contraddizione: sono quattro angolature di un unico mosaico in cui ogni inquadratura deve essere rispettata e osservata per arrivare ad una conoscenza migliore e più completa di Gesù. Una S. Marco 2conoscenza che è rapporto personale perché siamo di fronte a Gesù persona, non a Gesù… carta, ricordo astratto!

    E per quanto riguarda la veridicità di ciò che abbiamo, dobbiamo distinguere tra verità ed esattezza.
    Possiamo dire che i Vangeli sono storia vera, più che esatta. Storia vera anche al di là dell’esattezza formale. È la stessa differenza che c’è tra la registrazione di un discorso – riporteremmo esattamente il contenuto della conferenza – e la comprensione di quel discorso al punto tale che le parole dette diventano vita in me, nella mia vita, hanno risonanza in ciò che faccio e mi cambiano. Così è successo ai discepoli e così è successo per i Vangeli.

    Ma è importante ricordarci che la non completa esattezza non toglie nulla alla verità.

    Pensiamo, ad esempio, alla data di nascita di Gesù. Noi siamo abituati a considerarla l’anno 0… ma forse dobbiamo anticipare la data al 6 a.C. perché Erode, quello della strage degli innocenti, morì nel 4 a.C. quindi non potrebbe avere dato l’ordine di uccidere tutti i bambini compresi tra i due anni di età se fosse morto prima! La colpa dell’errore è da attribuire ad un monaco del VI secolo – Dionigi il Piccolo – che per primo si è messo a fare qualche conto. Ma questo tocca la nostra fede? È così grave da sconvolgere ciò che desideriamo credere? Per fortuna… no! Ma andiamo avanti!

    Parliamo degli evangelisti. Sono dei reporter? Sono dei diaristi? Sono autori? Intanto cominciamo col dire chi sono e quanti sono. Si chiamano Matteo, Marco, Luca e Giovanni; quindi sono quattro. E sono, insieme allo Spirito Santo  gli autori dei quattro Vangeli.
    Perché non reporter? Perché l’essere reporter presume la presenza fisica nel momento dello svolgimento dei fatti: e non tutti gli evangelisti sono testimoni oculari… Forse nemmeno tutti hanno conosciuto Gesù! 
    E perché non diaristi? Perché chi scrive un diario lo fa nel momento stesso in cui le cose accadono o a breve distanza di tempo. Ma
    qui sono passati circa 30 anni… voi capite che un diario scritto 30 anni dopo ha il sapore di qualcosa di diverso. E non riportano nemmeno tutto!
    Allora sono proprio autori: devono trasmettere un messaggio di salvezza e non delle nozioni; e a loro importa la verità, non l’esattezza!

    Leggendoli ci si rendo conto che Marco, Matteo e Luca hanno testi molto simili: si sono copiati? E che bisogno c’era di scrivere le stesse cose per tre volte? Allora è per questo che Giovanni, invece, usa stile e racconta fatti completamente differenti? Intanto possiamo suddividere i 4 Vangeli in 2 nuclei: i primi tre e il quarto.
    I primi tre vengono definiti VANGELI SINOTTICI. Sinossi è una parola greca che letteralmente significa “visione d’insieme” o anche “un solo colpo d’occhio”. Sinottico… ottico ci dice già qualcosa: si va dall’ottico quando si hanno problemi di vista. “Sun” è una preposizione semplice: con.
    I primi tre Vangeli sono molto simili: hanno tantissime parti in comune, usano spesso gli stessi sostantivi (le stesse parole), gli stessi verbi. Oggi la sinossi è un volume nel quale sono scritti i tre vangeli di Mc, Mt e Lc disposti su tre colonne: questo facilita tantissimo la visione d’insieme, ci fa capire le somiglianze e anche qualche differenza che però non è sostanziale. Si sono copiati? Non esattamente: diciamo piuttosto che hanno avuto le stesse fonti d’informazione. Più precisamente: ci sono documenti ai quali hanno attinto tutti e tre (fonte triplice). Ci sono poi altri documenti ai quali hanno attinto solo Matteo e Luca.

    Questi altri documenti vengono definiti in due modi:
    1. “fonti Q” (in tedesco, la lingua maggiormente usata nello studio dei vangeli perché la teologia tedesca è molto ferrata in questo campo). “Q” sta per “QUELLE” che in tedesco significa proprio fonte, sorgente;
    2. “Logia” (questo è greco, perché è più vicino alle redazioni originali). Letteralmente la parola significa “discorsi, detti, sentenze”.

     
    http://www.parrocchiaspiritosanto.pr.it/Pastorale/CorsoBiblicoVG.asp

    5. XXII Domenica del Tempo Ordinario – 30 Agosto 2009

    Gesùuntitled7t
    In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
    Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono:
    «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
    Ed egli rispose loro:
    «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
    “Questo popolo mi onora con le labbra,
    ma il suo cuore è lontano da me.
    Invano mi rendono culto,
    insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

    Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
    Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».
    (dal Vangelo di Marco 7,1-8.14-15.21-23)

    Quando ho deciso di rifare il blog avevo in mente di ripartire con l’aggiornamento dei commenti proprio da questa domenica. Non avevo ancora letto il Vangelo che sarebbe toccato, e sono rimasto colpito su come abbia qualcosa da dire anche riguardo l’aggiornamento del look del mio blog. Le solite “coincidenze” tra esperienza di vita e le pagine del Vangelo!…

    Gesù è piuttosto duro con le persone religiose del suo tempo. Noi facciamo presto a stare dalla parte di quel che dice il Maestro, perché siamo lontani dalle tradizioni di cui parla Cristo che secondo lui sono più invenzioni di uomini che volontà di Dio. Facciamo presto a dare ragione a Gesù perché se la prende con cose che noi non facciamo e non ci appartengono. Ma è una tranquillità che dura poco. Mi è venuto un certo brivido spirituale leggendo le parole di Gesù, specialmente quando, facendo sue le parole di Isaia, dice: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
    Come prete e come comunità cristiana abbiamo un sacco di riti, processioni, adorazioni, preghiere, novene e tradizioni religiose varie. Durante la messa ci sono tantissime invocazioni e preghiere che ripetiamo in conntiuazione. Mi domando: vale anche per noi questa accusa di Gesù? Che non sia vero anche per noi il fatto che abbiamo le labbra piene di Dio, amen, alleluia… mentre in realtà sono assenti nel cuore, cioè là dove noi siamo realmente con le decisioni e dove operiamo le scelte fondamentali della vita?  La nostra religiosità è una questione solo di look o arriva e converte il cuore?
    Ecco perché mi è venuto da collegare questa pagina di Vangelo con il restyling del mio sito. Mi sono dato molto da fare per immettere nuovi colori e immagini al blog. So che è importante la forma e non possiamo non curarla in tutte le cose che facciamo. Ma il contenuto rimane la cosa fondamentale. E non è così scontato che davvero gli diamo il primo posto.
    Un bel sito (spero che sia un po’ più bello… accetto critiche e consigli) non serve a nulla se non è ricco di contenuti validi. Mi auguro davvero che anche in tutto quel che faccio io sia attento alla forma ma senza mai dimenticare che è il cuore il vero obiettivo dell’incontro con Dio e anche con l’altra persona. Se una forma, una consuetudine e una cosa che facciamo ci allontana da Dio e dai fratelli, allora è giusto abbandonare senza paura quella consuetudine e quella nostra tradizione.
    Come Chiesa penso davvero che abbiamo molto da riflettere e da farci provocare senza sconti dalle parole che Gesù ha detto ai farisei e scribi, ma che poi l’Evangelista Marco (ispirato da Dio) ha rigirato ai cristiani del suo tempo e anche del nostro, a noi, a me!
    Dov’è il mio cuore?

    Giovanni don – Gioba

    4. Scompaia ogni tristezza e angoscia dai vostri cuori: Cristo è risorto!

     B. Czeslaw Jozwiak

     

     

     

    Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.

    Ef 4,31-32

    11. Regola d’oro

     S. Gioacchino

     

     

    Non fare a nessuno ciò che non piace a te.

    Libro di Tobia

    9. Profumo di cristiano (2 Corinzi 2, 14-16)

     

    Il "Calabrian Shelter" è una casa-famiglia per bambine vittime di abuso sessuale. Una delle cose davvero importanti è che queste bambine si riconcilino con la loro femminilità. Il che vuol dire tra l'altro, di dover fare in modo che abbiano cura del loro corpo, piacere dei bei vestiti e - anche se sono bambine - che si passino un filo di rossetto e qualche goccia di profumo. Quando poi alla domenica vengono a Messa, faccio sempre un po' di scena: "Uhhh! Che buon profumo. Chissà come ti guardano i ragazzi!" E loro sorridono, imbarazzate e compiaciute. Perché tutti noi ci portiamo addosso un odore caratteristico, S. Alessandro di Bergamo 2piacevole o sgradevole. E la gente si ricorda bene se profumavamo o puzzavamo, vero?

    Anche la Parola di Dio ci dice del profumo per il quale dovremo essere ricordati. In 2 Corinzi 2, 14-16 sta scritto: «Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono.»
    Una persona mi ha detto che l'iniziale attrazione verso la donna che poi sarebbe diventata sua moglie era stata il profumo alla vaniglia che indossava. E tutti noi conosciamo qualcuno che si fa precedere dal suo profumo o dal suo dopobarba - e quell'aroma aleggia nell'aria anche dopo che se ne sono andati. L'impatto che la tua vita di cristiano fa sugli altri, Dio lo paragona al profumo - ed è la conoscenza di Gesù Cristo. Insomma, dopo che tu sei passato la gente dovrebbe pensare a Gesù. Dovrebbero aver respirato Gesù Cristo mentre stavano con te. Ti succede questo?

    Siamo malati di attivismo anche quando si tratta di fede. Pensiamo che la misura della nostra influenza sugli altri dipenda dalle nostre azioni - da quello che diciamo, dai gruppi ecclesiali che frequentiamo, dalle buone azioni che facciamo, dalle persone che aiutiamo, dalle attività parrocchiali o di volontariato che svolgiamo. Ma il più grande impatto che abbiamo sulle vite degli altri non è determinato dalle nostre azioni - ma dall'atmosfera che riusciamo a creare. Dovunque tu sia e che tu lo voglia o no, crei un'atmosfera, diffondi un aroma. Il problema è - che tipo di aroma? Quando entri in casa, che odore porti dentro? Tensione o pace? Gentilezza o spigolosità? Tenerezza o freddezza? Un atteggiamento di servizio o di egoismo? Che tipo di atmosfera ti accompagna quando vai al lavoro o a scuola - l'aroma di chi è interessato solo a se stesso o di chi vive per gli altri? Pazienza o impazienza? Uno spirito positivo o uno di continua critica? Il ringraziamento o la lamentela?

    Dopo che hai detto tante cose e ne hai fatte ancora di più, probabilmente la gente non si ricorderà poi molto delle tue belle parole o dei tuoi risultati. Ma si ricorderà del clima che hai saputo creare - dell'aroma che sprigionavi quando c'eri o quando mancavi. Può persino succedere che le buone cose che attualmente stai facendo vengano cancellate dalla pesante atmosfera con cui ti circondi, la tensione che crei, l'insensibilità, la critica... tutte cose che sprigioni mentre stai facendo delle buone azioni. Magari fai grandi cose, ma a causa del clima che crei finisci col buttare giù le persone. Invece quello che la gente dovrebbe respirare quando tu ci sei è «il profumo di Cristo». Ricordati di una cosa che ha impressionato persino i nemici di Gesù, sta scritta in Atti 4,13: «Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e considerando che erano senza istruzione e popolani, rimanevano stupefatti riconoscendoli per coloro che erano stati con Gesù». Sebbene tutta la gerarchia degli ebrei fosse contro i discepoli, sono stati costretti ad ammettere che gli apostoli «erano stati con Gesù» e hanno ricordato chi Gesù fosse.

    Il tuo profumo rimane nell'aria anche dopo che te ne sei andato. E l'aroma che devi lasciare è la più fine delle fragranze... l'essenza stessa di Gesù!

    Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto
    don Luciano - Incontri con la Parola

    7. Con umiltà, chiedi consiglio a chi sa più di te

    S. Evangelisti 

     

    Chiedi il parere ad ogni persona che sia saggia, e non disprezzare nessun buon consiglio.

    Dal libro di Tobia

    4. Chiedi che il Signore ti benedica e ti faccia compagnia

    S. Alessandro di Bergamo 

     

     

    In ogni circostanza benedici il Signore, e domanda che ti sia guida nelle tue vie, e che i tuoi sentieri e i tuoi desideri giungano a buon fine.

    Dal libro di Tobia

    5. Che significa “non giudicare” il fratello?

     S. Santi Patroni artisti

    Carissimo Padre Angelo,
    il Signore Gesù ci esorta a non giudicare il nostro fratello. Ma cosa intende con questo? Per me è indispensabile in certe situazioni esprimere delle valutazioni più o meno attendibili sulle persone per vedere quanto ti puoi fidare di loro o, nel caso di un Vescovo, per vedere se il candidato al sacerdozio è veramente idoneo. Non siamo però capaci di leggere i cuori per cui queste 'valutazioni' devono essere fatte con molta umiltà e dopo aver raccolto dati sufficienti.
    Per me giudicare è aggiungere a queste valutazioni una sorta di disprezzo interiore, un rigetto del fratello, dettato spesso, per non dire sempre, dalla superbia perché in quel momento ci si sente superiori a lui in qualcosa. Forse però si commette peccato di giudizio anche quando si esprimono valutazioni approssimative, senza prudenza, che diventano perciò giudizi temerari e quindi peccati.
    Io vorrei avere una maggiore chiarezza perché questo peccato so quanto male può fare a chi lo commette ed a chi lo subisce, ragion per cui è necessario avere le armi giuste per combatterlo.


    Risposta del sacerdote

    Caro Alessandro,
    1. Hai interpretato bene le parole del Signore. Il Signore stesso ci ha dato l’intelligenza con la quale siamo in grado di giudicare molte cose. Se sentiamo uno che bestemmia, non possiamo dire: non so che cosa abbia detto. Sarebbe una stoltezza. La nostra intelligenza, nel suo conoscere, procede attraverso giudizi.

    2. Pertanto se uno vede il cattivo comportamento di una persona, non può dire: non ho visto niente, non ho sentito niente. E nel caso da te riportato, uno ha anche il dovere di renderlo noto a chi di dovere. Ugualmente è doveroso prendere informazioni su determinate persone prima di affidare loro qualche incarico. Questo fa parte dell’esercizio della prudenza, e cioè di quella virtù che chiede di agire secondo verità morale. Il Signore stesso ci tiene molto a questa virtù. Ci ha insegnato infatti ad essere semplici come le colombe ma prudenti come i serpenti, i quali sembrano continuamente girare la testa per tener d’occhio la situazione.

    3. Ecco come S. Tommaso commenta le parole del Signore “Non giudicate, per non essere giudicati” (Mt 7,1) pronunciate nel discorso della Montagna: “Anzitutto ordina che il giudizio non sia temerario, e per questo dice: Non giudicate, cioè dall’amarezza dell’odio. Oppure anche così: Non giudicate riguardo a quelle cose che non sono affidate al nostro giudizio. Il giudizio è del Signore, il quale ha affidato a noi il giudizio su quello che si vede all’esterno, ma ha ritenuto per sé il giudizio sull’interno di una persona. Si legge in Geremia 17,9: Il cuore dell’uomo è un abisso, chi lo può conoscere? Nessuno infatti deve giudicare di un altro che sia un cattivo uomo e ciò che è dubbio deve interpretarlo nel senso favorevole (in meliorem partem).

    4. Pertanto il Signore proibisce di pensare male del prossimo senza fondamento (giudizio temerario), di interpretare con cuore cattivo l’operato degli altri e di condannarlo per odio o invidia. Gesù non vuole che siamo giudici severi cattivi del prossimo per poter meritare misericordia e perdono nel giudizio di Dio, perché “perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati” (Mt 7,2).

    Ti saluto, ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
    Padre Angelo – Amici Domenicani

    11. “Rendete piena la mia gioia con l'unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti!”

    S. Apostoli 20266K 

     

    Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ognuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Non cerchi ciascuno il proprio interesse, ma quello degli altri.

    Fil. 2,2-4